Sul delicato e tristemente attuale tema dell’omicidio stradale, si evidenzia un’importante decisione dei giudici di merito. Tale è la sent. n. 1446 del 03 Aprile 2017 emessa dal Tribunale di Firenze. Nel caso specifico, l’imputato, perdendo il controllo della propria auto, è uscito fuori strada ed è andato a sbattere contro un guard-rail posto in una piazzola di sosta: a causa dell’impatto, la barriera metallica ha penetrato l’abitacolo per tutta la lunghezza di questo, cagionando così la morte di una passeggera. Nel seguente giudizio per omicidio colposo stradale ai sensi dell’art. 589-bis c.p., i giudici di merito, accogliendo la tesi difensiva, hanno assolto l’imputato, perché il fatto non sussiste. Difatti, secondo i giudici toscani, ciò che realmente ha determinato il decesso della passeggera è stato il sopravvenuto malfunzionamento della barriera di contenimento, dato che, al contrario, un guard-rail ben saldato e correttamente funzionante, non avrebbe cagionato danni a persone, alla luce anche dell’impatto di media entità avvenuto. Pertanto, l’anomalo ed imprevedibile comportamento della barriera ha interrotto il nesso di causalità tra la condotta dell’imputato e l’evento lesivo rappresentato dalla morte della donna. Di qui, la responsabilità riconosciuta in capo ai soggetti deputati all’installazione, alla manutenzione ed al controllo delle barriere coinvolte nel sinistro mortale. L’assunto dei giudici di merito si fonda essenzialmente sull’analisi del dato letterale delle norme applicate ed applicabili al caso de quo. In primis, rileva l’art. 589-bis c.p., il quale stabilisce che l’ipotesi delittuosa in questione rileva nel caso di evento lesivo cagionato da “chiunque violi le norme sulla disciplina della circolazione stradale”, (dunque anche da parte di un soggetto diverso dal conducente del veicolo). A seguire, viene alla luce anche l’art. 140 C.d.S., concernente il principio per il quale tutti gli utenti della strada, (ed ancora, non solo i conducenti dei veicoli), sono tenuti a comportarsi in modo da non creare pericolo o intralcio. Di conseguenza, in virtù del nesso ex art. 40 c.p., possono essere chiamati a rispondere del fatto illecito anche coloro sui quali grava un obbligo di garanzia finalizzato alla tutela della sicurezza, (Cass. Pen., Sez. IV, sent. n. 23152 del 03.05.2012). Un simile obbligo incombe sull’ente proprietario di una strada destinata ad uso pubblico: tale soggetto assume una posizione di garanzia da cui discende un dovere di vigilare sugli utenti della strada in forza del generale principio del neminem ledere. Il medesimo obbligo grava anche sui concessionari delle strade: difatti, in forza dell’art. 14 C.d.S., alla manutenzione e gestione delle strade, nonché al controllo tecnico delle stesse e delle loro pertinenze, sono tenuti gli enti proprietari o i concessionari. In conclusione, il reato di omicidio colposo stradale può configurarsi anche in capo all’ente proprietario/concessionario della strada, purché l’evento lesivo sia riconducibile al mancato adempimento dell’obbligo di provvedere all’ordinaria manutenzione ed la controllo circa l’efficienza di tutte le strutture presenti sulle aree stradali.