Falsificare un assegno recante la dicitura “non trasferibile”, non costituisce più reato: è ciò che in sostanza hanno stabilito le SS.UU. della  S.C. di Cassazione con la sentenza n. 40256/2018. La decisione si allinea con la previsione legislativa del 2016 in tema di depenalizzazione, (decreti legislativi 7 e 8 del 2016). L’eventuale falsificazione di un assegno non trasferibile determina solo l’irrogazione di sanzioni pecuniarie da parte del giudice civile, oltre ovviamente al risarcimento del danno patito da una simile condotta, (trattandosi ora dunque di illecito civile). La rilevanza penale è invece mantenuta nell’ipotesi di falsificazione di un assegno con girata, o privo della relativa clausola di non trasferibilità. Ma, considerando che l’attuale normativa, (decreto legislativo n. 231/2007 e successive modifiche), prevede che possono essere emessi  assegni a forma libera solo per importi inferiori ad euro 1.000,00, è facile ammettere che il principio statuito dagli Ermellini abbia una portata ampia.