In tema di dichiarazioni spontanee rilasciate dalla persona sottoposta alle indagini, la S.C. di Cassazione ha recentemente affermato che le notizie raccolte possono essere utilizzate nell’ambito del procedimento penale, anche in assenza delle cautele previste. La decisione, la nr. 26246 del 25.05.2017, pertanto consente alla P.G. di poter assumere informazioni dall’indagato senza l’adozione delle garanzie previste dall’art. 64 del c.p.p. per l’interrogatorio. Secondo gli Ermellini, in sostanza, dalla lettura del combinato disposto degli artt. 63 e 350, c. 7, c.p.p., deriva che le informazioni assunte dalla P.G. dall’indagato, anche senza le cautele previste dall’art. 64 cit., possono essere legittimamente utilizzate nell’ambito della fase procedimentale, (ad es. nell’incidente probatorio), ma non in quella del dibattimento. La sentenza si basa sulla considerazione che la Direttiva 2012/13/U.E., concernente le informazioni tempestive date all’indagato da parte delle Autorità competenti di farsi assistere da un legale e di restare in silenzio, ha interessato gli artt. 291 e 369-bis c.p.p., (modificati dal D. Lgs. nr. 101/2014), non anche l’art. 350 c.p.p.: ciò allo scopo, secondo i giudici di legittimità, di lasciare libero l’indagato di entrare in contatto con la P.G. nel corso della fase delle indagini preliminari.

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