Una specifica decisione di merito appare essere molto attinente con il periodo di vacanze in corso. Difatti, il Tribunale di Udine, Sezione penale, con la sent. n. 235 del 07 Marzo u.s., ha riconosciuto il reato ex art. 641 c.p. nel caso di un ragazzo che, lasciando improvvisamente l’hotel in cui aveva alloggiato, non aveva pagato il relativo conto. Più precisamente, il ragazzo aveva deciso di pernottare per alcuni giorni presso un albergo di Lignano Sabbiadoro, fornendo un documento che, come verificato in seguito, risultava essere stato sottratto ad un conoscente. Dopo aver trascorso alcuni giorni in hotel, il giovane lasciò il posto senza avere cura di pagare le spese sostenute. Di qui la denuncia del titolare dell’albergo, che portò all’individuazione del ragazzo ed al successivo processo. I giudici hanno riconosciuto a carico del giovane il reato di insolvenza fraudolenta, in quanto il medesimo aveva coscientemente dissimulato il proprio stato di insolvenza: il ragazzo, infatti, all’epoca dei fatti era disoccupato, e non era quindi in grado di sostenere i pernottamenti in albergo. La sentenza, in particolare su questo aspetto, richiama la decisione della Sezione II della S.C. di Cassazione del 14.07.2003, nella quale si evidenzia come nel reato de quo anche il silenzio può assumere rilievo quale forma di dissimulazione del proprio stato di insolvenza. In questo caso, il silenzio diviene elemento integrante della fattispecie in questione, qualora il medesimo sia legato al preordinato proposito di non adempiere, intento presente sin dal momento di assunzione dell’obbligazione.