La remissione di querela, ossia il ritiro della denunzia da parte della persona offesa di un reato, è un atto che consente di non procedere penalmente nei confronti di un soggetto, se il fatto è previsto dalla legge perseguibile dietro querela. Ma la remissione di querela ha valore per il reato di lesioni personali aggravate? L’ipotesi è stata risolta nel 2013 dalla Suprema Corte di Cassazione, la quale ha statuito che per le lesioni personali aggravate non rileva la remissione della querela ad opera della persona offesa. La Corte ha affrontato il caso di una denunzia per atti persecutori (art. 612 bis c.p.) e per lesioni personali aggravate (artt. 582+585 c.p.) presentata da una signora nei confronti dell’ex marito. In seguito, la querelante ha proposto la remissione della denuncia per i reati predetti. La Corte, investita del caso, ha affermato che la remissione ha valore per il reato di “stalking”, delitto per il quale la legge prevede la perseguibilità dietro querela della persona offesa (ad eccezione dell’ipotesi nella quale il reato è perpetrato ai danni di un minore, o di una persona affetta da disabilità). Alla stessa decisione, invece, i giudici non sono giunti per il reato di lesioni personali aggravate ai sensi dell’art. 585 c.p.: difatti, proprio la circostanza aggravante de quo, rende la fattispecie delittuosa intangibile rispetto al volere della persona offesa. Il bene giuridico tutelato dal combinato disposto degli artt. 582 e 585 c.p., oggetto di un’aggressione grave ed odiosa, viene dunque sottratto al potere dispositivo della vittima del reato, rendendo così il medesimo più meritevole di tutela.

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