Criticare sui social network la propria azienda non è causa di licenziamento del dipendente autore del post. E’ questa la decisione adottata dalla sezione lavoro della S.C. di Cassazione con la decisione nr. 13799 del 31 Maggio 2017, in merito al licenziamento operato da un’azienda a carico di una propria lavoratrice, rea di aver denigrato l’impresa sul social Facebook. Difatti, a causa di un post pubblicato dalla dipendente, ritenuto lesivo del decoro dell’azienda e di quello del rappresentante legale della medesima, è stato intimato alla lavoratrice il licenziamento disciplinare. Impugnato quest’ultimo dinanzi al competente Tribunale ad opera della dipendente, il giudice di primae curae, tuttavia, ha ritenuto fondato il licenziamento. Di opposto avviso è risultata essere la Corte di Appello, che ha invece ritenuto invalido ed illegittimo il licenziamento. L’impresa ha infine adito la S.C. sulla base dell’assunto che la tutela reintegratoria ex art. 18, (così come modificato dalla L. 92/2012), è riconosciuta solo in caso di insussistenza del fatto materiale posto a fondamento del licenziamento, sicché ogni valutazione che riguardi la proporzionalità della sanzione rispetto alla condotta è inidonea a cagionare la condanna del datore alla reintegrazione. Gli Ermellini hanno però respinto la tesi adottata dai ricorrenti, optando per la conferma della reintegrazione e statuendo che l’assenza di illiceità di un fatto materiale pur sussistente deve essere ricondotta all’ipotesi dell’insussistenza del fatto oggetto di contestazione, mentre la gravità del medesimo non consente l’applicazione della tutela reale. La S.C. di Cassazione ha in tal modo respinto il ricorso dell’azienda, ponendosi tra l’altro in continuità con la giurisprudenza di legittimità sul tema dei licenziamenti disciplinari illegitimi.

Leave a reply