Dipendente reintegrato

La reintegrazione del dipendente licenziato deve essere attuata, anche dopo la riforma Fornero,
qualora l’assenza del lavoratore risulti ad ogni modo giustificata.

E’ il principio adottato dalla
Corte di Appello di Potenza con la sent. n. 105 del 09 Maggio 2017
in riferimento al licenziamento di un lavoratore, reo, secondo la tesi del datore di lavoro, di essersi assentato ingiustificatamente per un periodo superiore a tre giorni.

In forza del combinato disposto dei commi , anche dopo la modifica subìta per opera della L. 92/2012, la Corte lucana ha stabilito che qualora la condotta oggetto di contestazione sia inconsistente, o punibile con una sanzione conservativa, il dipendente va ad ogni modo reintegrato.

Nella sua disamina, la Corte di Appello di Potenza richiama la decisione n. 23669/2014 della S.C. di Cassazione, la quale riconosce la tutela reintegratoria solo in caso di insussistenza del fatto materiale posto a base del licenziamento.

Nel caso de quo, proprio facendo leva sulle considerazioni sopra esposte, la Corte ha disposto il reintegro del dipendente nel posto di lavoro in precedenza occupato

condannando il datore di lavoro al pagamento di un’indennità pari all’ultima retribuzione globale di fatto percepita dal lavoratore dal giorno del licenziamento sino all’effettiva reintegrazione, nonché dei contributi previdenziali ed assistenziali per lo stesso periodo di tempo.