L’ordinanza n. 611/2019 della S.C. di Cassazione, Sezione Lavoro, ha stabilito che il licenziamento perpetrato a carico di un dipendente reo di condotte aggressive, è del tutto legittimo e scevro di vizi. Nel caso specifico, un dipendente, licenziato per aver dato luogo a comportamenti scorretti, aggressivi ed insofferenti verso i colleghi ed i superiori, aveva impugnato l’atto dinanzi al giudice, sostenendo di aver reagito a condotte caratterizzate da mobbing. I due gradi di giudizio nel merito avevano tuttavia respinto il ricorso del lavoratore, riconoscendo in capo a questi l’aver realizzato condotte fondate sulla totale inosservanza delle regole di correttezza e di reciproco rispetto sia in relazione ai colleghi, sia in riferimento ai propri superiori. Il licenziato ha infine proposto ricorso dinanzi alla S.C. di Cazzasione. Gli Ermellini, confermando l’orientamento dei giudizi di merito, hanno ritenuto il ricorso inammissibile. Secondo i giudici di legittimità, il lavoratore, fin dal giudizio di primo grado, non aveva mai negato la verificazione dei fatti a lui contestati, limitandosi al contrario a ridimensionare i medesimi ed a ricondurli nell’ordinaria dialettica presente negli ambienti di lavoro. Pertanto, dati per certi i comportamenti aggressivi e violenti del lavoratore, gli Ermellini hanno ritenuto fondato e legittimo il licenziamento perpetrato a suo carico. La decisone della S.C. di Cassazione non rappresenta in realtà una novità in materia, in quanto in passato già altre pronunce di legittimità avevano condannato ogni sorta di condotta violenta del lavoratore nei confronti di colleghi e superiori. A nulla valgono giustificazioni basate su possibili ipotesi di mobbing, al fine di sminuire e di limitare comportamenti oltraggiosi e violenti.